Interventi
10 Marzo 2019

Dissolvendo la Tav, il governo dissolve anche la coesione

Tav, col latinorum di Palazzo Chigi si dissolvono insieme un disegno organico di interconnessione e la coesione territoriale del nostro Paese.

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La squallida commedia con cui i due contraenti del patto spartitorio chiamato “contratto di governo” stanno affondando la credibilità internazionale dell’Italia sulla Torino-Lione – da ultimo con la “clausola di dissolvenza” (sic!) nelle gare per i lavori – non è solo un gioco sulla pelle del Nord, ma ancor più un gioco sulla pelle del Paese nel suo insieme e del Mezzogiorno. La TAV è infatti parte organica della strategia comunitaria delle reti trans-europee (TENS) volta a connettere tutto il continente, e in particolare le sue regioni più esterne, sia con il centro geografico ed economico dell’Unione sia tra di loro. E’ quindi parte di un disegno di coesione territoriale, economica e sociale il cui sviluppo è primario interesse dell’Italia e soprattutto del suo Meridione.

Dei nove corridoi previsti dalla strategia europea ben quattro interessano direttamente l’Italia, come è giusto che sia per un Paese come il nostro, dato il rilievo che ha il suo sistema produttivo nel contesto continentale, il suo grado di apertura agli scambi internazionali, la sua stessa posizione geografica che ne fa la proiezione dell’Europa nel centro del Mediterraneo. Si tratta di quattro corridoi fondamentali per fare in modo che le vallate alpine continuino a essere – nelle nuove condizioni di oggi e ancor più di domani – vie di comunicazione e di scambio tra regioni mediterranee ed Europa continentale. E ad esserlo abbattendo radicalmente l’inquinamento – grazie alla sostituzione del trasporto su gomma con quello su ferro – e preservando così il loro straordinario patrimonio di bellezze naturali.

Il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo andrà dal confine finlandese attraverso il futuro tunnel del Brennero fino ai porti di Napoli, Bari, Taranto, Gioia Tauro, Catania-Augusta, Palermo: un asse decisivo di collegamento per il Mezzogiorno non solo con il Centro e il Nord dell’Europa ma anche – innestandosi sul Corridoio Mediterraneo che andrà da Madrid a Kiev tramite la TAV – con l’Europa occidentale e con quella Sud orientale, nonché con l’area industriale del Reno (Corridoio Reno-Alpi) e con l’Europa Centro orientale (Corridoio Baltico-Adriatico).

L’attivazione del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo richiede la realizzazione di importanti investimenti sulla rete ferroviaria meridionale, secondo quella “cura del ferro” di cui parlava a suo tempo il Ministro Delrio destinandole rilevanti risorse che attendono solo di essere utilizzate: la Napoli-Bari-Taranto, la Palermo-Catania-Messina e l’asse ferroviario Salerno-Reggio Calabria, l’asse adriatico Bologna-Bari-Lecce; e ne costituiscono naturali completamenti la ferrovia jonica Taranto-Reggio Calabria e la Battipaglia-Metaponto.

E’ evidente che queste infrastrutture avranno bisogno, per dispiegare i propri effetti positivi sul tessuto economico meridionale, di essere parte integrante della rete trans-europea e non monconi destinati ad arenarsi in colli di bottiglia che dovessero permanere ai valichi alpini. Si tratta di creare una connessione fisica con i mercati e i sistemi produttivi europei che per un verso accresca la capacità – ancora sottodimensionata – di esportazione delle imprese meridionali verso i mercati continentali e per altro verso faccia del Mezzogiorno la principale piattaforma logistica europea nei nuovi traffici del Mediterraneo, già oggi alimentati dal raddoppio del canale di Suez e un domani dall’auspicabile proiezione economica dell’Europa a sostegno dello sviluppo del continente africano.

E’ del tutto strumentale quindi l’affermazione di parte governativa che bloccare la TAV servirebbe a far partire altre infrastrutture più necessarie. Del resto, gli errori tecnici contenuti nell’analisi costi benefici commissionata dal ministro Toninelli ed evidenziati in queste settimane da tanti commentatori economici azzerano le conclusioni circa la non convenienza della Torino-Lione. E il taglio operato sui finanziamenti complessivi a disposizione di FS e Anas la dice lunga sulle reali intenzioni del Governo. Il fatto è che trasporti e logistica costituiscono un sistema e la funzione che svolge ogni singola componente va vista nel quadro delle interazioni con le altre. Come abbiamo visto la TAV è parte integrante di un disegno complessivo di interconnessione tra tutte le aree del nostro Paese e tra Italia, Europa e Mediterraneo.

Il destino della TAV è oggi a rischio nel gioco improprio di scambi politici tra i due partiti di Governo. La battaglia che stanno conducendo nel Nord del nostro Paese le forze politiche, sociali ed economiche più responsabili parla anche al Mezzogiorno: un bene che diventi battaglia comune di tutti coloro che hanno a cuore il futuro dell’Italia.

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