Interventi
03 Febbraio 2019

Sconfiggere il populismo si può, ed è una sfida ineludibile per il Pd

Sconfiggere populismo e sovranismo si può e si deve. Per il Pd è una sfida ineludibile, ne va della sua stessa ragion d’essere.

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Oggi il Partito Democratico tira le fila della prima fase congressuale per aprirsi al confronto esterno in vista delle primarie del prossimo 3 marzo: è un’occasione che il PD non deve perdere per ricominciare a tessere un dialogo vivo con il Paese. Comprensibile l’impazienza di tanti per i tempi che sta prendendo il travaglio interno al maggior partito di opposizione. Ma riflettiamo: la secca sconfitta elettorale del 4 marzo 2018, venuta dopo una legislatura di governi di Centrosinistra, ha rivelato uno scollamento profondo tra il PD e la maggioranza dei cittadini italiani e la presa invece di due forze populiste e sovraniste su parti ampie del suo tradizionale elettorato popolare. Per riannodare i fili del rapporto con la società italiana i Democratici devono, e non è facile, rileggere con lucidità la loro esperienza di Governo e guardare senza veli le contraddizioni in cui oggi versa il nostro Paese.

Lucidità significa definire con chiarezza i punti di forza e i punti di debolezza dell’azione di Governo condotta. Anche i punti di forza, sì, perché il futuro si costruisce avendo consapevolezza di quanto si è seminato. In particolare, la politica economica del Centrosinistra ha puntato a costruire gli strumenti per un governo pubblico dei mercati e per una riattivazione del motore della crescita economica italiana: contrariamente al luogo comune sul neo-liberismo che avrebbe contagiato la sinistra, l’Ulivo prima e il PD poi hanno puntato a costruire regole per mercati non schiacciati da poteri monopolistici e in cui l’azione pubblica possa perseguire l’interesse generale; a sua volta la crescita è stata la stella polare di una politica industriale che ha sbloccato – dopo anni di contrazione – gli investimenti delle imprese e ha rimesso in moto l’attività produttiva e soprattutto l’occupazione. Se negli anni passati l’Italia ha potuto riavvicinarsi al cuore d’Europa lo si deve al Centrosinistra.

Ma cosa ha determinato allora lo scollamento dal modo di sentire di tanta parte del Paese? Due le cause principali: una presa di consapevolezza ritardata della profondità delle ferite causate nel corpo vivo della società italiana dalla crisi del 2008, che ha allargato enormemente le disuguaglianze sociali e territoriali scuotendo nel profondo la fiducia nel futuro e schiacciando molti in un presente incerto e frustrante; la sottovalutazione delle difficoltà concrete di assimilazione e integrazione dei tanti migranti in arrivo nel nostro Paese, un fenomeno che proprio per il suo carattere non temporaneo richiedeva un più severo governo dei flussi e un’attività di supporto sociale forte sul territorio. E non sfuggirà certo che il Mezzogiorno è l’area in cui più pesanti sono stati i contraccolpi della crisi economica e più immediata l’esposizione all’impatto migratorio.

Sono appunto le due questioni su cui ha fatto breccia via via il populismo grillino e leghista, fino all’affermazione elettorale. Le risposte che il loro Governo sta dando compromettono il futuro d’Italia: il reddito di cittadinanza ha preso la forma di un sussidio che nei fatti verrà erogato senza impegni reali da parte dei beneficiari e senza reali possibilità di monitoraggio, finendo per alimentare il lavoro nero e l’illegalità; il governo dei flussi migratori ha preso la forma di un rigetto aprioristico e disumano che porta persino a creare situazioni di maggiore insicurezza con le espulsioni dai centri di accoglienza e che inocula germi di intolleranza un tempo estranei al nostro Paese.  

Dare a questi (e ad altri) problemi risposte che all’opposto riaprano una prospettiva di sviluppo economico e civile è il compito difficile del Partito Democratico: guardarsi dall’inseguire i populisti e proporre invece agli italiani discorsi di verità sullo sforzo collettivo che è necessario per rimarginare le ferite sociali e costruire condizioni di sicurezza per tutti. Rimettere al centro inclusione sociale e lavoro contro assistenzialismo e sommerso, difesa rigorosa della legalità – che è fatta di diritti e di doveri per tutti (anche per gli immigrati) – contro la pericolosa deriva dell’insensibilità.

Con il plus nel Mezzogiorno di un rinnovamento del partito che – superando i personalismi – faccia leva sul lavoro dei tanti amministratori locali che senza ostentazione si misurano ogni giorno con i problemi dei loro concittadini e valorizzi le forze vive della società civile, associazioni, cooperative, giovani impegnati a costruire un futuro per sé e per le loro comunità.

Articolo del 3 febbraio 2019 per il Corriere del Mezzogiorno

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