Interventi
16 Dicembre 2018

La politica torni a occuparsi costruttivamente di Taranto

È da aprile che il Tavolo per Taranto non viene convocato, eppure sono tanti gli interventi finanziati in attesa del via libera.

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Per fortuna esistono i responsabili tecnici che continuano ad attuare gli interventi definiti a suo tempo dal Tavolo di coordinamento del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto. Perché la politica – in particolare Governo e Regione – sembra essersene scordata: l’ultima riunione del Tavolo risale all’aprile scorso e da allora non è più stato riconvocato.

Eppure Taranto non è solo Ilva, per quanto la continuità produttiva e il risanamento ambientale di quello stabilimento siano molto importanti. E’ una città che ha bisogno di rigenerazione urbana, di bonifiche del territorio metropolitano, di valorizzazione culturale, di diversificazione produttiva e delle infrastrutture ad essa necessarie. E’ proprio di questi problemi che si occupa il Contratto istituzionale di sviluppo (CIS) firmato a fine 2015 da Governo, Regione, Provincia, Comune di Taranto e gli altri comuni dell’area, con una dotazione di 863 milioni di euro portata poi, con provvedimenti successivi, a oltre 1 miliardo. Ed è allora che venne insediato il Tavolo tra i soggetti firmatari per coordinare e dirigere gli interventi del CIS insieme con le rappresentanze economiche e sindacali del territorio.

Nella rinascita di una città le fumoserie stanno a zero: la capacità di mettere a punto i progetti e di realizzarli concretamente è tutto. E allora vediamo quanto attuato grazie all’azione del Tavolo, finché si è riunito.

Prima di tutto qualche dato aggregato. Risultano già conclusi interventi per oltre 90 milioni di euro, ce ne sono in fase di esecuzione per ulteriori 450 (in totale 540 milioni, più della metà delle risorse disponibili), in progettazione o in programmazione gli altri.

Sul fronte infrastrutturale e produttivo: completata la banchina di ormeggio del molo polisettoriale, in corso di realizzazione la piastra logistica integrata, già affidati i lavori per il collegamento ferroviario del porto con la rete nazionale, in progettazione la nuova diga foranea, predisposto il Piano di riqualificazione industriale per l’area di crisi complessa. I primi frutti in termini di rilancio del porto si stanno già vedendo: è di poche settimane fa la delibera di concessione d’uso per la banchina del molo polisettoriale a un primario operatore terminalista internazionale.

Sul fronte delle bonifiche e del risanamento ambientale: completata la rimozione di tutti i fusti ad alta radioattività del deposito ex-Cemerad (uno dei problemi più urgenti), in corso la rimozione di quelli a media e bassa radioattività; completati o in stadio avanzato diversi interventi di bonifica delle coste e dei fondali del Mar Piccolo (emblematica la rimozione delle carcasse di auto con il loro carico inquinante) nonché la chiusura di una buona parte degli scarichi, in avvio di realizzazione gli altri interventi di bonifica; in corso di progettazione il risanamento della falda nel comune di Statte e la riqualificazione ambientale degli altri comuni della zona.

In materia urbana: conclusa la messa in sicurezza di cinque scuole del quartiere Tamburi e definiti gli interventi per la riqualificazione dell’intero quartiere; predisposto, a seguito di un concorso internazionale di idee, il piano di rigenerazione della città vecchia che, insieme con quello di valorizzazione dell’Arsenale e con il salto di qualità già realizzato al MARTA (il Museo archeologico nazionale di Taranto), sosterranno lo sviluppo del turismo culturale a Taranto.

Sul fronte dei servizi sanitari: attivato il programma di acquisto delle attrezzature mediche finanziato nel dicembre 2016 e che è ora compito della Regione attuare; terminata la progettazione, sono in fase di affidamento i lavori per il nuovo Ospedale San Cataldo.

I soggetti responsabili tecnici di questi interventi, come dicevo all’inizio, lavorano bene sulla base delle indicazioni fornite, finché si è riunito, dal Tavolo istituzionale. Ma si profilano ormai passaggi che hanno bisogno di una assunzione di responsabilità politica (non si tratta di risorse, quelle già ci sono nel CIS): per la città vecchia bisogna passare dal progetto alla sua realizzazione e lo stesso per il risanamento di Tamburi e per la valorizzazione dell’Arsenale; serve monitorare lo stato di avanzamento degli acquisti di attrezzature sanitarie da parte della Regione e la realizzazione dell’Ospedale San Cataldo; le opere portuali devono poter contare sulla realizzazione della Zona economica speciale Jonica; vanno utilizzati gli incentivi previsti dal Piano di riqualificazione industriale.

Insomma, è ora che la politica si risvegli e torni a occuparsi costruttivamente di Taranto.

Articolo del 16 dicembre 2018 per il Corriere del Mezzogiorno

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