Interventi
31 Marzo 2019

Il centrosinistra e le regionali un nuovo modello di sviluppo

I risultati delle elezioni regionali in Abruzzo, Sardegna e Basilicata dicono al Centrosinistra che al Sud una stagione si è conclusa e pongono il problema di aprirne una nuova. Il moderato recupero di consensi elettorali rispetto alle elezioni politiche, pur insufficiente a evitare le tre sconfitte regionali, segnala comunque che una parte significativa della società

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I risultati delle elezioni regionali in Abruzzo, Sardegna e Basilicata dicono al Centrosinistra che al Sud una stagione si è conclusa e pongono il problema di aprirne una nuova. Il moderato recupero di consensi elettorali rispetto alle elezioni politiche, pur insufficiente a evitare le tre sconfitte regionali, segnala comunque che una parte significativa della società meridionale guarda ancora al Centrosinistra come all’area politica che per i suoi valori e la sua cultura civile e istituzionale può costruire le risposte alle tante domande che incalzano.

Ma la strada è lunga e irta di difficoltà, come testimoniano le analisi dei flussi elettorali: a un recupero, peraltro limitato, del Centrosinistra nell’area del non voto non si accompagna ancora un consistente recupero nei confronti di quella parte dell’elettorato che si era spostata sul Movimento 5 stelle. Il crollo di quest’ultimo avviene prevalentemente con uno spostamento di elettori verso il non voto e verso la Lega di Salvini e sancisce il vuoto sconfortante di chi, incapace di corrispondere a esigenze e speranze, ha preferito cavalcare proteste e rancori e oggi cerca solo una via d’uscita dalle proprie responsabilità. L’affermazione poi della Lega e con essa del Centrodestra mostra come l’insicurezza sociale e la preoccupazione per il proprio futuro prendano, in assenza di risposte costruttive, la strada pericolosa dell’uomo forte e della scorciatoia autoritaria, anche a costo di ingoiare il rospo della subalternità a una visione del Paese che continua – al di là di tante parole suadenti – a contrapporre gli interessi del Nord e del Sud.

La stagione ormai conclusa è quella in cui – facendo leva su Giunte di Centrosinistra in tutte le otto Regioni meridionali – i Governi della passata legislatura si sono concentrati sulle politiche necessarie a riavviare il motore della crescita nel Mezzogiorno: Patti per il Sud tra Governo nazionale e Regioni e Città metropolitane per sbloccare gli investimenti in infrastrutture, risanamento ambientale, beni culturali; misure nazionali di politica industriale per innescare investimenti privati e occupazione produttiva. I frutti positivi ci sono stati: nel triennio 2015-17 Pil e occupazione al Sud sono cresciuti, per la prima volta da molto tempo, a ritmi maggiori che al Centro-Nord, anche se la caduta dei sette anni precedenti era stata così pesante che il Mezzogiorno non ha ancora recuperato i livelli di produzione e occupazione precedenti la crisi del 2008. Purtroppo l’attuale Governo ha sostanzialmente abbandonato quelle politiche e oggi anche il Sud, come tutto il Paese, si sta fermando.

Ma il limite di quella stagione non è consistito solo nel ritardo con cui i Governi di Centrosinistra hanno preso consapevolezza del forte aumento delle disuguaglianze sociali che era stato prodotto dalla crisi e nella sottovalutazione delle difficoltà che ne derivavano anche per i processi di assimilazione e integrazione dei migranti; o nel ritardo con cui sono state adottate le misure – come il Reddito di inclusione e la più severa gestione dei flussi migratori – necessarie per fronteggiarne le conseguenze. Il limite principale è stato quello di concentrarsi su crescita economica e ripresa dell’occupazione – temi decisivi, s’intende – ma lasciando in ombra la questione dei fini stessi della crescita e con essa le motivazioni più forti per sostenere lo sforzo collettivo che era ed è necessario al nostro Paese per riprendere stabilmente la via dello sviluppo e del progresso civile e sociale.

Ecco allora che la questione che sta davanti al Centrosinistra per poter aprire una nuova stagione di rinascita del Mezzogiorno e dell’Italia è quella di un nuovo modello di sviluppo che faccia della qualità della vita della generazione presente e di quelle future lo scopo stesso della crescita economica: ambiente, salute, coesione sociale come obiettivi dell’attività produttiva e non solo vincoli di cui tener doverosamente conto.

Del resto, è ora di uscire da atteggiamenti difensivi che hanno spesso penalizzato il messaggio che il Centrosinistra ha trasmesso ai cittadini. Non si tratta soltanto di conciliare produzione e lavoro da una parte e ambiente e salute dall’altra, ma di affermare con forza che è l’attività umana, non la sua mortificazione, che sola può produrre promozione della salute e tutela dell’ambiente e che scienza e cultura sono basi imprescindibili per costruire questa prospettiva.

Una crescita felice, quindi, da contrapporre sia allo squallore deprimente della decrescita infelice che alla chiusura egoistica e miope della scorciatoia autoritaria.

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