Interventi
03 Marzo 2019

I Dem chiamati a voltare pagina, risposte su giovani e lavoro

È interesse generale del Paese la piena riuscita delle #primarie Pd. Al nuovo segretario e al gruppo dirigente il compito di scrivere una pagina nuova.

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Oggi le primarie aperte con cui iscritti ed elettori del Partito Democratico sono chiamati a scegliere il nuovo segretario. Al di là della conflittualità che ha fin troppo ritardato l’appuntamento congressuale e delle polemiche di questi ultimi giorni, una cosa è ormai chiara: il gruppo dirigente che uscirà dalle primarie avrà il compito di scrivere una pagina nuova che, a partire dallo sforzo compiuto con i governi di centrosinistra della scorsa legislatura per rimettere in cammino l’Italia, sappia però cogliere le ragioni che hanno allontanato tanta parte dei cittadini dal PD e sappia riannodare i fili del rapporto con la società. Ed è davvero interesse generale, a prescindere dalle convinzioni politiche di ognuno, che i Democratici riescano in questa operazione, tale è la perdita di coesione civile e di condivisione valoriale che oggi attraversa il Paese.

Il fatto è che gli anni Duemila sono stati anni in cui è andato disarticolandosi il tessuto profondo della società italiana. La stagnazione prima e la crisi economica poi hanno contratto drammaticamente speranza e fiducia nel futuro: penso prima di tutto ai giovani che vivono condizioni di disoccupazione prolungate e penso ai lavoratori di imprese entrate in crisi che stentano a ricollocarsi; ma penso anche a chi il lavoro ce l’ha ma non vede prospettive di miglioramento di reddito e condizioni di vita e ha percepito come la crisi possa rendere incerto il lavoro stesso. E proprio con riferimento a queste situazioni la crisi ha allontanato ulteriormente il Mezzogiorno dal resto del Paese, come testimonia l’emigrazione dei suoi giovani verso il Centro-Nord o verso l’estero.

Il PD deve prendere atto che la ricostituzione delle condizioni per la ripresa dell’economia era un primo passo assolutamente necessario ma non sufficiente per rimarginare ferite così profonde. Non sono mancati negli anni di governo del centrosinistra interventi anche importanti sul versante del welfare e dei diritti, ma non tali da costituire una rete di sicurezza sociale in grado di contenere il diffondersi di atteggiamenti difensivi, ripiegamenti individualistici, pulsioni regressive.

E’ a questi comportamenti che si sono rivolti i due messaggi che hanno trovato terreno di scambio nel cosiddetto “contratto di governo”: quello del populismo reazionario, volto a bloccare gli investimenti e lo sviluppo del Paese e a far passare per misura contro la povertà un sussidio assistenzialistico; e quello del sovranismo arrogante, che addita inesistenti nemici esterni e sollecita ognuno a difendersi chiudendosi nel proprio particolare, con il corollario inevitabile di un egoismo territoriale di cui far pagare il prezzo al Mezzogiorno.

A partire dal giorno dopo le primarie, il Partito Democratico sarà chiamato a misurarsi con l’urgenza di dare un messaggio diverso: il lavoro come fattore decisivo di identità della persona nella comunità, di emancipazione del proprio progetto di vita e di riscatto da povertà ed esclusione sociale; la cura per chi rimane indietro – senza distinzioni – come dovere delle istituzioni pubbliche in cooperazione con le capacità di iniziativa della società civile; l’unità del Paese come condizione decisiva per la crescita di ogni sua parte, mettendo a frutto legami culturali e interconnessioni economiche che da più di centocinquanta anni la sostengono; un modello di sviluppo che faccia della qualità della vita della generazione presente e di quelle future l’obiettivo stesso della crescita economica, nella consapevolezza che è solo il lavoro dell’uomo – con la sua nervatura scientifica e tecnologica – che può produrre le condizioni per la tutela dell’ambiente naturale, migliorare la cura della salute, costruire il contesto fisico e alimentare la ricchezza culturale delle relazioni umane.

E’ un compito difficile, che richiede capacità di elaborazione e aderenza ai bisogni della società italiana. E’ un compito cui accingersi senza pretese di autosufficienza, anzi aprendosi a un’interazione positiva con tutte le energie della società civile – che sono tante, anche e prima di tutto al Sud, come ci ricordava ieri su queste colonne Franco Di Mare – e con le associazioni e le organizzazioni sociali, economiche, culturali. E, perché no, anche con tutte le forze politiche che amano il nostro Paese e vogliono salvarlo dalla deriva populista e nazionalista. Non si tratta di rieditare sommatorie improprie, ma di far crescere – come insegnava Gramsci – una visione condivisa dell’interesse nazionale.

Articolo del 3 marzo 2019 per il Corriere del Mezzogiorno

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