Interventi
24 Marzo 2019

Ex Ilva: azienda e istituzioni alla prova della responsabilità

Il vertice di lunedi scorso convocato dal Procuratore della Repubblica di Taranto con Arcelor-Mittal (AM) e gli organi competenti in materia ambientale e sanitaria, e la pronuncia di due giorni fa del Giudice del Lavoro sulla mancanza di trasparenza nelle procedure di reclutamento da parte di AM, suonano come un forte richiamo per tutti alle

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Il vertice di lunedi scorso convocato dal Procuratore della Repubblica di Taranto con Arcelor-Mittal (AM) e gli organi competenti in materia ambientale e sanitaria, e la pronuncia di due giorni fa del Giudice del Lavoro sulla mancanza di trasparenza nelle procedure di reclutamento da parte di AM, suonano come un forte richiamo per tutti alle proprie responsabilità in questa fase delicata per il futuro della città. Un richiamo che vale prima di tutto per l’azienda, che deve garantire l’attuazione degli impegni presi in materia di occupazione e di risanamento ambientale, ma vale anche per le autorità che devono monitorare in modo rigoroso e oggettivo la situazione ambientale e sanitaria dell’area tarantina.

Il punto di partenza è che, con l’acquisizione del siderurgico da parte di Arcelor-Mittal, si è aperta una fase nuova che rende concretamente realizzabili gli investimenti tecnologici in grado di abbattare inquinamento e rischi per la salute e la graduale ripresa produttiva e occupazionale. Obiettivi ambedue decisivi per il futuro della comunità jonica e che richiedono comportamenti coerenti in ogni passaggio del percorso attuativo.

L’azienda è quindi tenuta a rispettare sia gli impegni presi in materia occupazionale, compresa massima trasparenza nei criteri di assunzione e relazioni sindacali costruttive, sia gli impegni in materia di investimenti nelle tecnologie che abbattano le emissioni e garantiscano un’attività produttiva rispettosa della salute dei cittadini e dell’ambiente, come stabilito dal Piano ambientale definito dal precedente Governo. E sta prima di tutto al Ministero dello sviluppo economico e a quello dell’ambiente vigilare affinché questi impegni vengano rispettati da AM.    

Ma questo complesso equilibrio tra tutela della salute e dell’ambiente e ripresa economica e occupazionale dell’area richiede anche che le autorità competenti per il monitoraggio in loco dei dati ambientali – Ispra, Arpa e Asl – operino sulla base esclusiva di criteri oggettivi di valutazione: rilevazione dei dati e loro elaborazione in base ai parametri scientifici di consenso internazionale; confronto tra dati rilevati e limiti di tolleranza stabiliti dalle Bat europee – ossia le migliori tecnologie disponibili di consenso internazionale – e di quelli ancor più severi contenuti nell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) per lo stabilimento ex Ilva. E che la popolazione tarantina sia informata in modo trasparente e univoco circa le valutazioni che gli organismi tecnici raggiungono, senza condizionamenti estranei alla valutazione scientifica e senza incursioni da parte di soggetti non titolati. Sto parlando del diritto fondamentale dei cittadini e dei lavoratori di Taranto a una informazione scevra da strumentalizzazioni di qualsiasi segno.

Va in questa direzione l’iniziativa del Procuratore volta a promuovere un coordinamento tra gli organismi di verifica e validazione dei dati nonché una loro comunicazione chiara e univoca ai cittadini, evitando arbitrarietà e incertezze. E vanno nella medesima direzione le decisioni assunte dal Tavolo istituzionale di monitoraggio convocato dal Prefetto tre settimane fa, che ha stabilito l’agenda dei controlli e delle verifiche da parte di Ispra, Arpa e Asl a supporto delle decisioni che le istituzioni – a cominciare dal Comune di Taranto – si troveranno di volta in volta ad adottare per governare nell’interesse generale la fase di transizione in corso.

Due note dissonanti, purtroppo, in questo quadro di comuni assunzioni di responsabilità. La prima è il ricorso della Regione Puglia nei confronti del Piano ambientale e dell’AIA: se il ricorso venisse accolto bloccherebbe la realizzazione del Piano, esattamente il contrario di quanto richiesto dalla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ne ha invece sollecitato la piena attuazione. La seconda dissonanza viene dal comportamento del Governo attuale, che da quasi un anno non convoca il Tavolo di coordinamento del Contratto istituzionale di sviluppo (CIS), la vera Legge speciale per Taranto già varata nel 2015: finché ha potuto operare, il CIS ha dato risultati importanti in materia di bonifiche, infrastrutture, sanità, rigenerazione urbana, con lavori in esecuzione che hanno già impegnato la metà della consistente dotazione di risorse (1 miliardo di euro).

C’è da augurarsi che queste due note dissonanti vengano presto sanate. Perché la sfida dello sviluppo sostenibile di Taranto e della comunità jonica richiede da parte di tutti gli attori – istituzionali, economici e sociali – comportamenti ispirati a grande rigore nel perseguimento dell’interesse generale e al rifiuto radicale di ogni tentazione demagogica.

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