Interventi
09 Dicembre 2018

Bagnoli, Scampia e non solo: quante «rigenerazioni» a rischio

Segnali preoccupanti: periferie e progetti di rinascita a rischio abbandono. I casi di Bagnoli, Scampia Taranto.

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Segnano il passo due interventi che sono fondamentali per la rigenerazione urbana di Napoli e che hanno forte valenza simbolica per il riscatto di tante altre aree metropolitane del Mezzogiorno: ristagna il processo di bonifica e rigenerazione urbana che era stato avviato a Bagnoli; in stand by il progetto di riqualificazione dell’area delle Vele a Scampia.

Il progetto per Bagnoli definito nell’intesa tra Governo, Regione e Comune del luglio 2017 punta a trasformare l’area ex Italsider in una rete di spazi verdi e sportivi a disposizione della città, di attività economiche legate all’economia del mare e al turismo, di centri di ricerca scientifica e tecnologica che diano uno sbocco più ampio all’esperienza pionieristica di Città della Scienza.

L’abbattimento di tre Vele e la riqualificazione della quarta a servizi per la comunità di Scampia significano ridisegnare a dimensione umana una delle periferie più difficili della città, combinando la realizzazione di un centro di riferimento per la vita del quartiere con la possibilità di accedere al centro storico e direzionale tramite i collegamenti metro a loro volta in fase di rinnovamento.

Due interventi dunque decisivi per avviare la ricostruzione di un tessuto urbano coerente che sia supporto a una ripresa di coesione della comunità cittadina, per un’opera cioè di rigenerazione urbana di quelle due periferie: un nuovo disegno degli spazi fisici, l’insediamento di attività produttive, la messa a disposizione di servizi che rendano fruibile per gli abitanti il proprio stesso quartiere e lo mettano in relazione con l’insieme della città.

Laddove lo stato delle periferie riassume alcune delle più dolorose fratture sociali che percorrono questo tempo del nostro Meridione. Non si tratta solo di diseguaglianze di reddito, anche se queste sono ovviamente importanti. Ma di diseguaglianze nelle condizioni di vita: qualità delle infrastrutture, servizi, sicurezza, presenza o meno di incubatori di socializzazione. E tutto questo porta con sé il senso di appartenenza o meno a una vera e propria comunità di uomini e donne che condividono uno spazio urbano e una storia collettiva.

La periferia non tanto come distanza fisica dal centro quanto come qualità della condizione umana nel contesto metropolitano. Per riprendere la definizione di un urbanista (Daniel Modigliani) un quartiere diventa periferia quando in esso si rompono i legami tra gli individui, i gruppi e la città e quando le persone non riescono più a considerare la città come un bene pubblico. Cosicché, anche quartieri del centro storico possono configurarsi come periferici nel senso appena detto, come è emerso nel corso di un intenso seminario organizzato a Bologna nei giorni scorsi dall’Istituto Cattaneo, con analisi di diverse realtà metropolitane del nostro Paese e del suo Mezzogiorno.

Naturalmente la distanza fisica da un centro storico o direzionale conta, eccome, e proprio Scampia e Bagnoli, come altre periferie di Napoli, ce lo segnalano. Ma i fenomeni di perdita di identità cittadina che stanno attraversando tanti quartieri delle nostre città toccano l’insieme del tessuto urbano, dalle periferie fisicamente distanti a quelle “interne” ai centri storici. E ci ricordano che, per citare un altro architetto (Paolo Desideri), il senso di appartenenza a una comunità cittadina non si costruisce dall’oggi al domani, ma con una società in cui a piccoli passi ognuno colloca il proprio destino entro il destino collettivo.

Articolo del 9 dicembre 2018 per il Corriere del Mezzogiorno

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