Interventi
15 November 2020

Bassolino e la sua grande lezione. La sconfitta dell’antipolitica

Se diciannove assoluzioni in diciannove processi vi sembran poche … In questo tempo così difficile e doloroso, dà conforto la notizia della conclusione – “perché il fatto non sussiste” – anche dell’ultima vicenda giudiziaria che restava aperta nei confronti di Antonio Bassolino. E’ una sentenza che non riguarda solo l’ex Sindaco e Presidente di Regione,

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Se diciannove assoluzioni in diciannove processi vi sembran poche … In questo tempo così difficile e doloroso, dà conforto la notizia della conclusione – “perché il fatto non sussiste” – anche dell’ultima vicenda giudiziaria che restava aperta nei confronti di Antonio Bassolino. E’ una sentenza che non riguarda solo l’ex Sindaco e Presidente di Regione, ma tutti i cittadini che credono nella buona politica e nei valori testimoniati dalla compostezza, dalla serietà, dal senso delle istituzioni con cui Bassolino ha affrontato in tutti questi anni il procedere inaccettabilmente lento della macchina giudiziaria. Da ultimo, rifiutando la prescrizione e facendo valere con determinazione il suo diritto a un giudizio nel merito.

Il comportamento di Bassolino non è solo l’espressione di uno stile di vita, che comunque contiene in sé una grande lezione tanto più importante in tempi di veleni e faziosità come quelli che stiamo vivendo. Trae origine da una eredità culturale che viene da lontano, dalla storia migliore della democrazia italiana: una cultura che coniugava ideali e attenzione ai problemi concreti, visione del futuro e impegno sulle necessità immediate, riflessione e gusto del fare. Ed era caratteristica di quella cultura la consapevolezza che la cura per l’amministrazione della cosa pubblica è parte essenziale della buona politica, che una politica che si disinteressi dei compiti dell’amministrazione non merita il nome di politica, è solo propaganda inconcludente e ingannevole.

Amministrare la cosa pubblica, ossia servire le istituzioni nell’interesse generale, è un lavoro duro e faticoso, che però costituisce l’unica strada possibile per cercare di risolvere i problemi che vivono le persone in carne ed ossa. Ma dobbiamo sapere che non per ogni problema quel lavoro riesce sempre a trovare la soluzione che cerca. Del resto, il cammino di chi, a tutti i livelli, nel pubblico come nel privato, opera per il bene comune è destinato a incontrare successi e insuccessi. Lo spessore di ognuno di noi si misura sulla capacità di assumersi la responsabilità sia degli uni che degli altri.

La diciannovesima assoluzione di Bassolino riporta in primo piano la forza di questi valori rispetto all’incultura costituita dall’antipolitica, dal suo uso strumentale delle procedure giudiziarie, dall’incompetenza eretta a merito e dalla spregiudicatezza che dell’incompetenza è l’inevitabile corollario. Bisogna cogliere allora questa occasione per ridare pieno diritto di cittadinanza alla cultura della buona politica e per questo è necessario guardare alle ragioni di fondo che stanno dietro l’onda dell’antipolitica, cogliendo le trasformazioni che hanno percorso la società italiana in questi anni. 

In particolare è almeno da un ventennio che è andato perdendo coesione il tessuto sociale del Paese: la stagnazione e la crisi economica stanno da tempo corrodendo speranza e fiducia nel futuro, sollecitando frustrazione e rabbia. Sono questi sentimenti che la politica non ha saputo interpretare negli ultimi vent’anni ed è su di essi che ha potuto attecchire l’antipolitica. Il Covid-19, con i costi sociali ed economici connessi alle misure di contenimento della pandemia, rischia di alimentarli e diffonderli. 

Naturalmente sono urgenti misure credibili di sostegno alle imprese, ai lavoratori, alle famiglie, ai tanti oggi invisibili perché vivevano di rapporti di lavoro precari o sommersi. Ma non è solo questo. C’è bisogno di una politica che abbandoni il malcostume delle polemiche di comodo, che servono solo a coprire l’assenza di contenuti, e torni a guardare in faccia i problemi reali che i cittadini italiani stanno vivendo. E al tempo stesso sia ben consapevole tanto della perdita di coesione cui è arrivata la società italiana quanto, per altro verso, delle energie positive che già operano al suo interno e che, senza proclami e per proprio conto, si impegnano seriamente nel lavoro in azienda o in ufficio, a scuola o nell’università, nel volontariato sociale o nelle istituzioni culturali. E’ su di esse che si deve fare leva per dare voce e sostegno a tutti coloro che cercano di costruire per sé e per gli altri, che collocano il proprio sforzo individuale nella prospettiva del bene comune.

Sappiamo che in questa direzione Bassolino ha lavorato molto anche in questi anni di calvario giudiziario. Ora potrà dedicarvisi ancora meglio. Sono felice prima di tutto per lui ma ancor più per il nostro Paese e il nostro Mezzogiorno che, una volta tanto, il tempo sia stato davvero galantuomo.

Articolo del 15 novembre 2020 per il Corriere del Mezzogiorno

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